• 3 Gennaio 2026

Addio ad Andrea Ponzoni, giovane istruttore dell’Aero Club Monte Cornizzolo

L’Aero  Club d’Italia piange la scomparsa di Andrea Ponzoni, 37enne e appassionato membro dell’Aero Club Monte Cornizzolo, dove alcuni mesi fa aveva conseguito, con il massimo dei voti, il titolo di istruttore di volo. Andrea ha perso la vita il 1 gennaio a seguito di un tragico incidente in parapendio, avvenuto durante un’ascesa dal monte…

L’Aero  Club d’Italia piange la scomparsa di Andrea Ponzoni, 37enne e appassionato membro dell’Aero Club Monte Cornizzolo, dove alcuni mesi fa aveva conseguito, con il massimo dei voti, il titolo di istruttore di volo. Andrea ha perso la vita il 1 gennaio a seguito di un tragico incidente in parapendio, avvenuto durante un’ascesa dal monte Cornizzolo, organizzata con alcuni amici per salutare il nuovo anno.  

Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Dario Frigerio, uno degli istruttori che lavorava con Andrea Ponzon: “Il Ponz era il mio migliore amico, e già il fatto che lo chiamassimo tutti “IL Ponz” con l’articolo, dice tutto. Noi avevamo uno slang tutto nostro, un linguaggio parallelo. Ogni persona aveva un soprannome e ad un certo punto abbiamo iniziato a dare soprannomi anche alle cose.
Quando arrivi a quel livello, vuol dire che sei messo male… oppure che sei molto amico di qualcuno. Noi eravamo messi male, insieme.
Una delle cose che mi mancherà di più saranno le mattine di ogni weekend. Quando lavoravamo insieme, qualunque cosa dovessimo fare, c’era una regola non scritta:
mezz’ora di colazione. Sempre. Erano le sei del mattino. E lui sorrideva.
Il Ponz era perennemente in anticipo, talmente in anticipo che spesso, quando arrivavo in anticipo io, lui aveva già preparato tutto. Atterraggio pronto. Tavolo e sedie a posto. Centro, anche detto “la carogna” ben posizionato. Lui era lì, come se mi stesse aspettando da mezz’ora — perché probabilmente era così. E lui sorrideva.
Non lo faceva per efficienza. Lo faceva perché gli importava. Perché per lui l’amicizia era anche questo: fare qualcosa per l’altro, senza dirlo, senza farlo pesare, senza aspettarsi niente in cambio. Era il suo modo di dire “ci sono”.
Il Ponz non era uno che faceva grandi discorsi. Ma se c’era da esserci, c’era. Se c’era da ridere, rideva. Se c’era da lavorare alle sei del mattino… sorrideva. E sì, continueremo a sospettare che non fosse del tutto normale. Oggi fa male perché manca.
Manca una presenza, mancherà un’abitudine, uno slang che ora non parlerò più nello stesso modo. Ma chi ha conosciuto il Ponz sa che uno come lui non sparisce davvero.
Resta nei ricordi, nelle battute, nei soprannomi detti quasi per riflesso. Resta in quella mezz’ora di colazione che, in qualche modo, continuerà ad esistere.
Ciao Ponz. Grazie per essermi amico, per le risate e per tutte le volte in cui sei arrivato prima di me. Anche oggi, probabilmente, sei arrivato in anticipo. Mi mancherai”. 

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